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Parto medicalizzato e parto naturale, il racconto di una mamma

09 nov 2007
 
Parto in Italia e parto in Olanda, una mamma racconta la propria esperienza.


Olanda - Italia 1-0 

Agli olandesi piacerebbe questo fosse il risultato di una partita di calcio, ma niente! Questa è la conclusione della mia storia.

Ma iniziamo dal principio: la mia prima gravidanza si svolge in Italia, con tutti i canoni: seguita dal ginecologo, tutte le analisi, ecografie e menate del caso. Non sono tanto interessata al parto naturale, mi adeguo alla prassi, e faccio le visite preparatorie per l'epidurale (chi non ha paura del dolore? E poi con una sorella che l'ha fatta due volte e ne decanta le virtù...).

Il 20 Giugno 2005 (40+3) mi sveglio verso le 4 del mattino per quella che credo sia una contrazione (in gravidanza non ne ho avuta nemmeno una, e tutti i monitoraggi davano linea piatta). Aspetto, dopo 20 min un'altra. Me ne vado in salotto per non svegliare il marito (tanto me lo sentivo che si andava per le lunghe). Verso le 7 si alza anche lui, le contrazioni sono ancora distanti e non forti, ma è la prima volta, hai paura, che si fa? Andiamo all'ospedale?

Andiamo, mi mettono sotto monitoraggio, mi visitano, e il ginecologo mi dice: se ne riparla domani, vai a casa, rilassati e torna quando sono più vicine e forti.

Vado a casa di mia mamma e sto tutto il giorno sù e giù con doloretti distanti (10-8 min) e non forti, però non è proprio come non avere nulla!! Verso le 8 di sera cominciano ad essere più forti, torniamo all'ospedale. A ripensarci ora credo che mi abbiano ricoverata soprattutto perché mi hanno vista spaventata all'idea di tornare a casa, ma non c'era bisogno: non ho ancora dilatazione!

Siccome siamo ancora molto indietro non mi mettono in sala travaglio, ma in camera. E' notte e in camera ci sono altre tre donne, ognuna con i suoi problemi. Quindi il marito viene mandato a casa, si spenge la luce e io passo tutta la notte sola, nel letto, al buio, con i dolori che si fanno sempre più forti, sforzandomi anche di non lamentarmi o fare rumore per non svegliare le altre. Ogni tanto chiedo all'ostetrica di turno di visitarmi, nella speranza che trovi un po' di dilatazione... macchè! Ci vuole fino alle 5 del mattino per arrivare a 3 cm, e sono 24 ore che non dormo e che ho i dolori, le ultime ore anche fortini. Mi prende un po' di sconforto: sono già distrutta e siamo appena all'inizio.

Chiedo l'epidurale, e non voglio negare che in quel caso ha avuto la sua bella utilità (ma anche alcuni lati negativi di cui parlo dopo): mi portano in sala travaglio, chiamano l'anestesista e me la mettono. Tempo che faccia effetto e svengo, letteralmente: le contrazioni continuano ma io ho dormito 2 ore filate, ricordo come in sogno di aver sentito mia madre affacciarsi e l'ostetrica cacciarla perché dovevo dormire... In quel momento un po' di riposo mi ha rimesso al mondo, mi ha dato l'energia per arrivare in fondo, senza non so come avrei fatto!

Lati negativi dell'epidurale: ti bloccano al letto, con il monitoraggio e non ti puoi muovere. Sono stata in quel letto le successive 8 ore, e alla fine avevo più mal di vita che dolori di parto! E se provavo a girarmi nel letto per alleviare il dolore alla schiena, mi brontolavano perché perdevano il segnale del monitoraggio..

E poi l'epidurale mi ha fatto sparire le contrazioni. Per un po' hanno lasciato stare, per farmi riposare e per vedere se ripartivano, ma poi mi hanno messo l'ossitocina. Le contrazioni ripartono, ma dopo un po' il battito della bimba si altera, allora tolgono l'ossitocina, poi la rimettono e così via... Alle 11 altro tentativo di sveltire la faccenda: il ginecologo mi rompe le acque. E' passato così tanto tempo che l'effetto dell'epidurale è svanito, e il dolore è forte.

In tutto ciò il marito intrattiene una guerra personale con l'ostetrica che non lo vuole fra le scatole, perché il mio lettino travaglio è piazzato nello "studio" delle ostetriche, dove hanno le scrivanie e gli armadi coi farmaci ecc.. quindi la presenza di terzi scoccia! E lui fa dentro-fuori dalla stanza tutta la mattina!

Rapporti umani: le migliori sono le allieve ostetriche (è un ospedale universitario), che perdono un po' di tempo con te, a farti un complimento... le ostetriche sono, per problemi di turni e affollamento,  sommerse di lavoro, e fanno il possibile. Verso le 13 passa un medico che mi aveva visto lì già alle 7 del mattino, fa: "o te sei sempre lì? ci prendi la residenza?" forse voleva essere simpatico... sono troppo educata e non l'ho mandato dove meritava.

Comunque verso le 13 dichiarano che ho completato la dilatazione... ora devi spingere. Eh? Io non sento assolutamente il bisogno di spingere, ma loro mi spiegano come fare e io ci provo... ma ho la sensazione di non riuscire. Non riesco a trovare una posizione efficace (e qui non è indifferente il fatto che non mi posso muovere nel letto), e continuo a spingere senza cavare un ragno dal buco per più di un'ora. E soprattutto: SOLA! Il marito è stato definitivamente buttato fuori, loro sono indaffarate, mi hanno spiegato come fare e mi hanno mollato lì. Io continuo a spingere senza capire come devo fare, ogni tanto mi visitano ma non sta succedendo niente. Inizia a subentrare la disperazione: nella mia testa "non mi riesce, non sono capace, non uscirà mai!!" A quel punto un po' di fortuna (ogni tanto!): una ginecologa che conosce i miei e lavora lì incrocia mia madre nel corridoio, e decide di venire a vedere come và. Capisce la mia stanchezza e disperazione, si siede sul letto con me, rimbrotta le ostetriche  che mi hanno mollato sola, chiama un'allieva a tenermi le gambe e lei si mette a spingere sulla pancia mentre io spingo (sì, anche questo non è tanto bello, ma è stata l’unica che almeno ha provato, a suo modo, ad aiutarmi!). In meno di un'ora sono pronta per la sala parto, chiamano il marito, arriva anche il mio ginecologo (alla grazia!) e con un'altra mezz'ora, e grandi spinte sulla pancia del ginecologo (omone di quasi 2 m) alle 15,45, con episiotomia (non ci facciamo mancare niente!) nasce A., 3,430 Kg.

E anche qui la prassi degli ospedali italiani (ho capito dopo quanto fosse brutto, allora pensavo fosse necessario, si fa così!): mi imbottiscono di farmaci (methergin e ossitocina insieme!), portano via la bimba, poi dopo il secondamento me la danno per un paio di minuti e poi la portano al nido. Mettici la sutura, le due ore sulla barella nel corridoio delle sale parto (perché?)... dopo tre ore mi avventuro al nido sui miei piedi, me la danno ma io dopo dieci minuti vado via: ho ancora la camicia insanguinata del parto addosso, mi voglio lavare, e mettermi a riposare a letto... in camera ovviamente non la posso tenere e quindi ci si rivede al prossimo turno poppata al nido (la sera alle 11).

Che sensazione mi ha lasciato questo parto? Non la paura del dolore, perché è stato diluito in quelle 36 ore, e perché l'epidurale ha pur fatto il suo lavoro. Ricordo solo la disperazione "Oddio non ne posso più, sono stanca" e soprattutto l'idea di non essere stata capace di fare da me, l'idea di non essere capace di spingere. Mi vedevo come attore passivo: sono loro che, spingendo sulla pancia, l'hanno tirata fuori, non io che ce l'ho spinta! Mi sembrava di doverli compiacere, ad esempio, non so perché ma mi vergognavo e mi inibivo ad urlare... boh!

Comunque ne esco ancora convinta che in fondo è andato tutto bene, la bimba è sana e questa è la prassi, anche se con alcuni aspetti negativi. Fra cui, non da poco, tutta la sutura dell’episiotomia che si “scuce” dopo pochi giorni perché è piena estate e il caldo ha fatto sciogliere i punti prima del tempo… vi lascio immaginare il piacere del mese successivo!

Fine del primo capitolo: classico parto all'italiana, medicalizzato, un po' traumatizzante, ma tutto è bene quel che finisce bene.

Dopo un anno sono ancora un po' spaventata, ma imperterrita: ho deciso che avrò due figli, e vicini, e li avrò! Nel frattempo ci siamo trasferiti in Olanda, e io non sapevo niente dei loro metodi per l'ostetricia (ho scoperto, poi, che sono noti in Europa per essere i più spinti sul percorso del parto naturale).

Quando scopro di essere incinta vado dal medico di famiglia e chiedo che devo fare, lui mi indirizza al più vicino studio di ostetriche. Ostetriche? Qui iniziano le sorprese. In Olanda se va tutto liscio non vedi un ginecologo mai, né prima né durante il parto o dopo. E’ tutto molto più semplice: vai una volta al mese dall’ostetrica, che si limita a controllare il battito e la posizione del bambino, la pressione, il peso e a far due chiacchiere (questa era la parte più difficile per me, in olandese!!). Questo mi ha stupito: niente visite (in senso ginecologico) per tutta la gravidanza, fino al giorno del parto. Solo tre volte mi sono dovuta fare le analisi del sangue, e ho fatto una sola ecografia (la morfologica). Alla visita del terzo mese l’ostetrica mi chiede se ho intenzione di partorire in casa. Io strabuzzo gli occhi, non ci avevo mai pensato! Lei mi dice che in Olanda se non ci sono problemi le donne partoriscono in casa… ma io non ho la struttura giusta, una casa piccola tutta aperta con una bimba piccola in giro e nessun parente vicino dove poterla mandare in caso d’emergenza… poi, sinceramente, avevamo anche un po’ paura. Così optiamo per l’ospedale. Ho scoperto dopo che qui se vuoi andare in ospedale in assenza di problemi medici che giustifichino la cosa, parte delle spese sono a tuo carico, e che l’ostetrica non ha insistito perché ero straniera; pare che con le donne olandesi siano molto insistenti su questo punto, siamo all’estremo opposto rispetto all’Italia, non vogliono portarti in ospedale neanche se sei spaventata e ci vuoi andare.

Dopo una gravidanza tranquilla ma movimentata (trasloco, vari viaggi in aereo, ecc..) arriviamo all’ultimo mese. Negli ultimi giorni sentivo delle contrazioni, ma non ci davo peso. La notte prima di finire la 37° settimana mi sveglio verso le 2 sentendo le mutande bagnate. Che sarà? Ora anche l’incontinenza? Ho troppo sonno per ragionarci, mi cambio e torno a letto. Dopo un’ora mi sveglio di nuovo bagnata e un dubbio si insinua: che siano le acque? Così presto? E poi le acque non arrivano tutte insieme, un lago all’improvviso? La volta precedente me le aveva rotte il dottore, quindi non avevo idea di come fosse. Mi metto un assorbente e inizio a far caso alle contrazioni, ogni 10 , 8 minuti e continuo a perdere le acque goccia a goccia. Passa così tutta la notte.

La mattina dopo alle 7 chiamo l’ostetrica che viene verso le 9, a questo punto ho contrazioni circa ogni 5 minuti ma ancora sopportabilissime. Mi visita e dichiara che le acque sono rotte, sì, ma in alto e per questo stanno uscendo poco per volta ed ho già una dilatazione di 3 cm. Coosa? L’altra volta ho sofferto 24 ore per arrivare a 3 cm, e ora non mi sembra di aver nemmeno iniziato e ci siamo già? Vede l’altra bimba per casa e ci chiede se abbiamo qualcuno a cui lasciarla, noi diciamo che la possiamo portare al nido dove va tre giorni a settimana, anche se oggi non è uno di quelli. Ma il nido chiude alle 18 e non abbiamo nessuno dopo quell’ora a cui lasciarla (mia mamma aveva prenotato i biglietti dell’aereo per tre settimane dopo!). Joyce (l’ostetrica) mi sorride e dice: va bene, vedremo di farla nascere prima delle 5!

Mi dice: non importa andare subito in ospedale, quando le contrazioni si fanno un po’ più frequenti e forti chiamami e ci troviamo là… e se ne và. Ci mettiamo a telefonare in Italia e scatta il panico: cosa? Hai 3 cm sei al secondo figlio e non vai all’ospedale?? Soprattutto mia suocera urla nel telefono: carica tua moglie sulla macchina e andate, che sennò te lo fa in macchina!!! Stacchiamo il telefono, vai, che mi mettono l’ansia! Sono contagiata dalla calma olandese, ma verso le 11 decidiamo di andare, prima dobbiamo passare a lasciare A. all’asilo, poi andiamo all’ospedale. Verso mezzogiorno mi fanno accomodare in una stanza dove farò tutto, e mi dicono di stare in piedi e camminare… niente monitoraggio! Che bello! Le contrazioni però non sono ancora molto forti e la dilatazione non procede granchè. Così Joyce verso le 13.30 mi propone, per velocizzare (mi aveva promesso di finire entro le 5!), di rompermi le membrane. Infatti il sacco sul davanti è ancora integro ed impedisce alla testina di scendere. Io acconsento: quello sarà l’unico intervento esterno di tutto il parto. Appena fatto, mi dice: adesso mettiti in piedi e non fermarti! Il tutto precipita: ho contrazioni potentissime, lunghe e vicine da non farti respirare, e sempre di più! Sto in piedi, e quando la contrazione è forte, mi appoggio sul lettino coi gomiti e affosso la testa nelle spalle. Ho scoperto lì cos’è il dolore del parto. Sì, è fortissimo, ma da vivere, non da reprimere. Non so perché mi ha lasciato un’impressione molto meno brutta dell’altro parto, dove non ho provato gran dolore, ma tanta angoscia e senso di impotenza! Qui invece l’adrenalina è alle stelle: urlo, combatto e sono la protagonista, loro non fanno niente, solo a guardare e incoraggiare.

Ho scoperto anche che si può monitorare il battito del bambino anche se la mamma è in piedi e si muove libera come vuole… cioè non è necessario scegliere fra sicurezza e naturalità, le due cose si possono benissimo conciliare!

Verso le 15 non ce la faccio più a stare in piedi, mi metto sul lettino e inizio a spingere. Verso la fine Joyce mi dice: ti fidi di me? Sì! Allora fai come ti dico io… mi fa mettere carponi, e mordendo il cuscino con tutte le forze con tre spinte è nata S., 3,290 kg, e una massa di capelli lunghissimi, che per essere tre settimane d’anticipo è di tutto rispetto!

Mi fanno girare, mettere sul lettino e mi danno la bimba prima ancora di lavarla o tagliare il cordone. Me la attaccano al seno e buttano una coperta sopra noi due, anche sopra la mia testa, così restiamo nel nostro mondo ovattato a fare conoscenza, mentre laggiù tagliano il cordone, avviene il secondamento, cuciono le due piccole lacerazioni che mi sono fatta… ma è come se lo facessero a qualcun altro, io sono lì sotto la coperta con la mia bimba, e non vi so descrivere la sensazione, ma anche ora che lo scrivo mi scappa la lacrimuccia.

Dopo una buona mezz’ora me la prendono per lavarla e mi portano il tè con dei dolcetti (molto nordeuropeo!). Verso le 5 il papà viene spedito a recuperare l’altra bimba all’asilo, mi portano in un’altra stanza dove mi aiutano a fare la doccia , rivestire, e mi danno da mangiare.

Poi è arrivato F. con A. e ce ne siamo andati! Alle 19,30 ero a casa mia! Che bello la prima notte noi 4 da soli! Chiaramente domani arriveranno i miei, saltati al volo sul primo aereo, ma che bello quella sera essere a casa noi 4 soli! Quando sono salita in auto F. mi ha guardato e ha detto: stavolta mi sei proprio piaciuta, bella arrabbiata! E anch’io mi sono piaciuta, sì, questa bimba l’ho proprio fatta nascere io, con urli e forza e dolore ed è stato proprio bello!!

Chiaramente i parenti italiani scandalizzati: ma certo, mandati a casa così senza assistenza, la prima sera! Ma qui c’è un errore: non sei senza assistenza! Nella prima settimana viene a casa una donna per un totale di 40 ore (8 i primi tre giorni, poi meno) che è specializzata in cura della puerpera e del neonato, ti dà un’occhiata ai punti, ti aiuta a fare il bagnetto al piccolo, ti aiuta nell’allattamento al seno ecc… ma siccome queste cose non la tengono occupata tutto il tempo che ci sta, ti fa le faccende in casa: mai avuta la casa pulita e i panni stirati come in quella settimana! E se avanzava tempo faceva due chiacchiere o giocava con A.. In più tutti i giorni passava una delle ostetriche dello studio a vedere come va per te e il bambino, curandosene fino al 10° giorno, finchè non viene preso in carico dal consultorio dei bambini (e qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo, su un paese dove i pediatri fanno solo gli specialisti e non i puericultori, e un bambino sano non vede un pediatra mai, solo le puericultrici del consultorio e il medico di famiglia per le malattie banali). Se questo è essere abbandonati a sé stessi…

Alcune considerazioni pratiche: quando è nata A. avevo intorno almeno 10 persone (ostetrica, allieva ostetrica, 3 dico 3 ginecologi, infermiera, neonatologo….), sono stato imbottita di farmaci di ogni genere e siamo state 3 giorni in ospedale malgrado stessimo benissimo. Quando è nata S. c’erano solo F., Joyce con un’allieva (ma mi aveva chiesto il permesso di farcela stare!) e, solo agli ultimi 10 minuti, un’infermiera per dare una mano. Non ho ricevuto alcun farmaco, neanche il Methergyn, e vi garantisco che la mia pancia è tornata come prima esattamente con gli stessi tempi della prima volta, quando avevo preso le gocce per 2 settimane. Dopo 3 ore sono andata via… insomma di sicuro è costato per l’ospedale molto meno! E qui, da persona pratica che sono, mi sorge una domanda: perché fare una cosa che è molto peggiore per le donne e che inoltre costa 10 volte tanto? Non lo capirò mai.

Quando racconto questa storia a conoscenti italiani per lo più si scandalizzano per il fatto che sono tornata a casa la sera stessa e poi liquidano tutto con: ma il secondo è sempre più facile! Vero. Sicuramente anche se l’avessi fatta in Italia sarebbe stato più facile della prima volta, ma non così bello, ed umano…

V., che ha scoperto la bellezza del parto naturale proprio perché gliel’hanno imposto!!! Con A. 06-05 e S. 03-07
Si ringrazia il sito www.partonaturale.org per la testimonianza di parto e Donatella Parisini per la foto, www.donatella.com.au.

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