Bimbi.it Notizie per mamme, papà e bambini
  
23 apr 2014
username    password  login
non sei registrato? registrati   dimenticato la password?
Cerca nel sito: ok
HOME PAGE   >   OSSERVATORIO   >   Personaggi   >  

Bookmark and Share

Le maschere di Carnevale del nord Italia

21 gen 2009
 

La più conosciuta e amata tra le maschere di carnevale è Arlecchino. Il suo ruolo è quello del servitore sempliciotto che ha sempre in testa una beffa da combinare ai padroni dai quali è a servizio, anche se gli va sempre tutto storto. Non perde mai però l’allegria e la voglia di fare scherzi. E’ nativo di Bergamo e veste con il classico completo con la corta giacchetta a losanghe di colori differenti, una maschera nera nasuta e un berrettone. Alla cinta ha appeso un bastone, o meglio il mestolone di legno con cui si usava girare la polenta. Insomma Arlecchino piace a tutti per la sua capacità di far ridere a crepapelle, per le sue capriole, per la sua parlantina sciolta e per l’ingenuità. Anche se l’Arlecchino che conosciamo è bergamasco, la sua origine è molto più antica. Si fa derivare da Sannio il personaggio burlesco delle farse latine ai tempi degli antichi romani, diventato poi lo Zanni della Commedia dell’arte, che si è evoluto presto nell’Arlecchino con i tratti che sono a noi noti. Anche il nome ha antiche origini, deriverebbe, infatti dal diavoletto dei racconti popolari francesi medioevali Harlequin, un demone molto più antico legato alla ritualità agricola e pagana. E da questa figura popolare deriva anche L’Alichino citato da Dante nell’Inferno. In effetti un ricordo di questa sua origine da diavoletto burlone la conserva la sua maschera nera con un ghigno. E per completare questo breve excursus sulla maschera lombarda più conosciuta non può mancare la ben nota filastrocca, che però magari non tutti i bambini conoscono:


Il vestito di Arlecchino  


Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un'altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchi,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
'Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l'altro bolletta
.


Conterraneo di Arlecchino è Brighella, anche lui servo, ma dall’indole ben differente. Già dal nome si può intuire il personaggio: colui che briga, ovvero il tipo intrigante, furbo e astuto, ma anche attaccabrighe e dispettoso. Rispetto al suo concittadino si trova in lui il bugiardo e senza scrupoli che vuole ingannare gli altri a proprio vantaggio. Il suo vestito è bianco con giacca e pantaloni decorati di strisce verdi, cappello e mezza maschera neri. Ed ecco anche una filastrocca su Brighella:


Son Brighella, attaccabrighe.
Ho la casacca con le righe,
righe verdi ed alamari,
sempre le tasche senza denari.
Mangio molto, non spendo mai:
niente soldi e niente guai!


Una maschera femminile della Commedia dell’arte è Colombina, l’eterna fidanzata di Arlecchino, veneziana e anche lei serva. Si caratterizza per la bella parlantina sciolta: con la sua furbizia e malizia riesce a ottenere tutto ciò che vuole dal suo Arlecchino. Molto furba, scaltra e vivace riesce a organizzare tanti intrighi a favore della sua padrona, o di se stessa. E’ bellissima, veste un abito colorato a fiori molto scollato e una cuffia in testa. Nace nel seicento ed altre figure di servette smaliziate e furbe erano già salite in scena precedentemente. In effetti solo in quegli anni le figure femminili fanno la propria comparsa nelle farse burlesche, visto che fino alla fine del cinquecento tutti gli attori erano uomini, poiché lo si considerava un lavoro scandaloso per le donne.


Ancora un personaggio di origine bergamasca è Gioppino, anche se la sua fama non esce molto dall’ambito cittadino, dove però è molto amato soprattutto come burattino. Ha una caratteristica fisica che lo rende inconfondibile: tre gozzi nel collo, che indicano forse la sua estrema voracità nel mangiare e bere. Ma al contrario di quel che si potrebbe pensare, lui non se ne vergogna, anzi li esibisce come un vero tesoro. E’ un contadino, e incarna quella figura del proverbio”scarpe grosse, cervello fino”, sempre a difesa dei più deboli anche con l’aiuto del proprio bastone che spesso usa per picchiare di santa ragione chi non vuole intendere i suoi ragionamenti. Lo accompagna tutta una famiglia, caratterizzata dallo stesso difetto fisico, la tanto amata moglie Margi, la madre e i fratelli. Veste con abito verde e rosso.

Meneghino è la maschera del capoluogo lombardo e il suo nome deriva da Domeneghin, ovvero il servo che accompagnava le Signore la domenica a messa. Anche lui è un servo, di buon cuore e incarna alcune caratteristiche che si ritengono classiche dei milanesi, come il non saper stare con le mani in mano, la generosità e l’essere un gran lavoratore. Carlo Maria Maggi gli associa il cognome Pecenna, ovvero parrucchiere, perché non perde occasione di strigliare i nobili per i loro vizi. Anche in Carlo Porta si ritrova questa caratteristica di paladino della moralità e dignità del popolo rispetto ai nobili. In effetti Meneghino ha rubato la scena nel corso dell’ottocento a Beltrame, che era l’originale maschera milanese. Impersonava un contadino sbruffone e maldestro.

Un personaggio storico della Commedia dell’Arte, è Balanzone. Ha origini emiliane, è molto pieno di sé e ama farsi chiamare Dottore, soprattutto quando si lancia nelle sue barbosissime disquisizioni da tuttologo, piene di citazioni strampalate in greco e in latino tutt’altro che perfetti. Le altre maschere hanno una grande stima di lui e lui le ricambia con consigli di ogni tipo, peccato che il più delle volte sono sbagliati. Curiosità: il suo costume è nero, ma le sue guance sono sempre rosse.

Le origini di Pantalone sono da cercare a Venezia e nel ‘500. Con Goldoni, il vecchio mercante avido e sempre alla ricerca di qualche donna molto più giovane, perde via via i connotati più comici per diventare un padre burbero e conservatore, ma mantiene le caratteristiche di avarizia. Il costume è una calzamaglia rossa, ricoperta da una palandrana scura.

Altre maschere celebri del carnevale: il toscano Stenterello, creato nel Settecento dall'attore fiorentino Luigi del Buono, e il piemontese Gianduia, anch'esso del Settecento.


Nell'immagine Pablo Picasso, Harlequin, 1915, Museum Of Modern Art, New York
.


Libri, spettacoli e tempo libero: scopri il forum di bimbi.it!

Cerca per categoria
Cerca per provincia
Cerca per data

 

cerca >
RSS Articoli
  PRIVACY MAPPA DEL SITO CREDITS
© bimbi.it 2005