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La festa della mamma? In Niger pare che non ci sia

09 mag 2012
 

Febbraio 2012. Fassouma Abdou, infermiera, misura la circonferenza del braccino di un bambino presso il centro di nutrizione terapeutica di Save the Children a Guindaoua nella regione di Tessaoua, Niger.
Foto di: Nyani Quarmyne per Save the Children


Son tutte belle le mamme del mondo, diceva una canzone. Solo che alcune fanno molta più fatica perchè vivono in luoghi dove essere madre è un’impresa. Uno di questi è il Niger, che un rapporto di Save the Children colloca all’ultimo posto di questa classifica che tiene conto di fattori come la salute, l’istruzione e lo stato economico. Il Niger scivola alle spalle persino di un Afghanistan dilaniato da anni di guerra. A spiegare cosa significhi occupare il posto peggiore dei 165 a disposizione (l’Italia è 21ma) viene in soccorso il confronto sull’istruzione con chi occupa la prima posizione e cioè la Norvegia: quattro anni di studio in media nel Paese africano e 18 in quello europeo. Dati significativi anche a proposito di salute - 4 donne su 5 utilizzano i moderni contraccettivi in Norvegia e solo il 5% in Niger – e più che mai di maternità. In Norvegia il rischio di mortalità per cause legate al parto riguarda una donna su 7.600 mentre in Niger riguarda una donna su 16. Forse perchè nel nord Europa il parto avviene sempre, e non solo una volta su tre, con l’assistenza di personale. Fa effetto scoprire su wikipedia che proprio in questo Paese di mamme coraggiose... non c'è la festa della mamma. Magari è solo una svista, chi lo sa, magari è proprio così.

In effetti le cifre di questo tredicesimo Rapporto sullo Stato delle Madri del Mondo sono impietose anche a proposito di mortalità infantile e sempre nel Niger parlano di un milione di bambini minacciati dalla crisi alimentare.

"E’ un quadro drammatico, e dobbiamo ormai fare i conti con un vero e proprio circolo vizioso in cui le madri, spesso già affette loro stesse da malnutrizione durante l’infanzia, danno luce a neonati sottopeso perché non nutriti adeguatamente nel loro grembo durante la gestazione - dice Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, che poi indica le possibili soluzioni a basso costo -.  “Con una maggiore diffusione della pratica di allattamento al seno, che è parte integrante dei nostri interventi, si potrebbero salvare un milione di bambini in più all’anno, come è avvenuto in Madagascar. Ancora oggi invece, meno del 40% di tutti i neonati nei Paesi in via di sviluppo riceve i pieni benefici di questa pratica e in Niger, ultimo paese nella nostra classifica, solo il 27% riceve un allattamento esclusivo al seno nei primi 6 mesi”.

E meglio ancora sarebbe se insieme all’allattamento al seno venissero impiegati rimedi come la somministrazione di Ferro Folato, Vitamina A e Zinco oltre alla salvaguardia di norme igieniche di base e alla nutrizione integrativa. Tutte cose che un operatore sanitario di comunità preparato potrebbe facilmente applicare almeno per i primi 1000 giorni di vita del bambino. Save the children calcola che sommando l’allattamento al seno e un costo inferiore ai 20 dollari per bambino, si potrebbero salvare 2 milioni di bambini all’anno. Ci limitiamo a postarlo-twittarlo o, ciascuno nel limite delle sue possibilità in tempi di crisi, prova a fare qualcosa di più concreto, per esempio una piccola donazione?

Chi vuole dare una mano può consultare www.savethechildren.it
Il report integrale è scaricabile alla pagina: www.savethechildren.it/pubblicazioni

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