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La verità del presepe dei cani di Maremma

19 dic 2011
 

La verità del presepe dei cani di Maremma

Anche quest'anno Paolo Gatto ci invia la sua fiaba natalizia edizione 2011. Grazie Paolo e auguri!


Anche qualche decennio fa, nell’anno in cui è ambientata la nostra storia in una cittadina del Nord d’Italia, il caos prevaleva nei giorni che precedevano il Natale. Il frastuono delle auto e di ritmi musicali diffusi ad esagerato  volume dai negozi e nei centri commerciali aveva  del tutto annullato la dimensione spirituale del silenzio nella quale soltanto ci si può sintonizzare con l’atmosfera di bontà e di benessere che può farci gioire e commuovere nel ricordo della nascita e del compleanno del bimbo, figlio di Dio, che sacrificò la vita per salvare le nostre vite dicendo e facendo cose che sembrano strane ed invece hanno profondo senso, saggezza e indicano strade di verità e di convivenza gioiosa, giusta e nella pace più piena possibile. All’estrema periferia, nella chiesetta moderna e multietnica, la messa di mezzanotte era frequentata da una numerosa folla di fedeli di varie etnie. La cerimonia finì quasi alle due del mattino.  A quell’ora faceva  freddo e sull’asfalto s’era formata una sottile pellicola di ghiaccio.

Per l’indomani mattina c’era l’attrattiva della visita al presepe col nuovo Bambinello che don Vincenzo, il parroco, aveva acquistato con una colletta e che a mezzanotte aveva deposto nella mangiatoia. Chi non era stato alla messa di mezzanotte,  la mattina di Natale avrebbe potuto ammirare il nuovo bambinello in ceramica di Caltagirone, bianca e paffutella immagine d’innocente bontà. La mattina del 25 dicembre davanti all’ingresso centrale della chiesa c’era già un capannello di fedeli. Erano tutti in trepidante attesa del parroco, che qualcuno di loro si era precipitato a chiamare. Nel frattempo osservavano e commentavano quanto stava accadendo sotto i propri occhi un po’ increduli, un po’ stupiti, un po’ commossi.

In uno di quei cesti che si adoperano per i regali natalizi, su un tovagliolo a larghi quadri verdi e amaranto fresco di bucato, era adagiato completamente nudo un bimbo con la pelle pingue e molle color latte, il minuscolo pollice serrato tra le labbra e le gengive che se lo succhiavano beatamente come in un’interminabile poppata. Tre cani enormi, tre maremmani bianchi, una femmina e due maschi, col manto candido come la neve e lo sguardo amorevole come d’agnello, erano seriamente indaffarati intorno a questo silenzioso esserino piovuto chissà da dove e deposto chissà da chi dopo la messa di mezzanotte. E gli soffiavano uniformemente addosso il loro caldo alito con impegno e con venerazione e con una qual certa solennità cadenzata come se fossero, impropriamente, protagonisti di un misterioso rito religioso, singolare e grandioso insieme, uno di quegli eventi eccezionali che si verifica una sola volta nella vita o nella Storia e dei quali non si smetterà mai di parlare.

La più attiva era la cagna, che coordinava le attività. I maschi l’assecondavano mantenendo il ritmo del respiro e la posizione. Finché non giunse trafelato don Vincenzo con una coperta in mano e con Annina, la sua perpetua. “Ma questo è Gesù dei giorni nostri,” esclamò chinandosi e sottraendo il piccolo esserino al caldo alito dei cani.
La folla gli si strinse intorno, ognuno per raccontare come e quando l’aveva visto e come i cani…

E così dicendo qualcuno cercava con lo sguardo i tre maremmani. Non vedendoli, i più vicini lo imitarono e così a catena tutti i fedeli che si erano fermati sulla piazza. Ma dei cani non c’era più traccia. Spariti. “Sembrava un presepe,” commentava  intanto la gente riferendosi a quanto aveva appena visto. “Un presepe coi cani maremmani,” aggiunse qualcuno. Ma il bimbo, chi l’aveva deposto nella cesta fuori dalla chiesa?
“Volete la verità su questo strano presepe dei cani di Maremma?” chiese don Vincenzo rientrando in chiesa col suo fagottino frignante. “Non la sapremo mai. Come ogni verità,” soggiunge saggiamente pensoso, “non la conosceremo mai”.

Da quel giorno, ad ogni Natale, don Vincenzo ricorda nella messa di mezzanotte questa storia concludendo sempre allo stesso modo: “La verità? Quel che avvenne veramente quella notte non lo sapremo mai.” E accanto alla mangiatoia col Bambino, il bue e l’asinello pone la cesta dei doni di Natale con dentro un altro bambino, più piccolo e bello. E intorno, vicini vicini, a proteggerlo ed accudirlo riscaldandolo coi loro respiri, proprio come successe qualche anno fa, tre maestosi bianchi cani di Maremma.

nella foto: "Sweet and low" di Jessie Willcox Smith

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