Topipittori festeggia i suoi primi cinque anni di attività con "Gli anni in tasca", una collana di autobiografie d'infanzia, che prende il nome dal film di François Truffaut. Mentre sottolinea la cronica assenza di uno sguardo all’universo bambino nelle decisioni che gli adulti prendono ogni giorno, la casa editrice milanese cerca un’ancora di salvataggio in quelli che definsce "adulti dalla buona vista e dalla buona memoria". E’ solo da loro, dall’esperienza di chi ha mantenuto la consapevolezza di essere stato un bambino, che possono giungere a grandi e piccoli parole diverse dalle solite. Che riescano a far sorridere, che aiutino davvero a crescere e qualche volta persino a confortare. Antonio Faeti, Roberto Denti e Diego Malaspina raccontano allora la propria infanzia rivolgendosi a un pubblico senza età... perchè non c'è una stagione della vita in cui la ricerca o la conoscenza dell'autenticità non sia preziosa. In questo viaggio a ritroso gli autori ripercorrono le tappe che in fondo hanno determinato la propria “unicità”, senza effetti speciali, e ripropongono indirettamente lo stesso stimolo a chi legge. La coscienza della propria unicità e del suo valore autentico è una conquista faticosa. Una mamma o un papà possono leggere questi libri da soli, oppure semplicemente insieme al proprio figlio adolescente. E' un'operazione editoriale raffinata e coraggiosa, nel tempo dell'immaginazione intorpidita sui modelli standard delle fiction, dei reality e degli spot. Certo non si può essere pigri per decidere di gustarsi questi libri. Nè li si può leggere senza immergervisi davvero fino in fondo. I racconti riportano al periodo e alle atmosfere del dopoguerra e degli anni '60, ma questa ricerca delle radici non ha il retrogusto del revival un po' attempato e fine a sè stesso. D'accordo, internet non c'era e neanche la tv, ma non è ugualmente utile il racconto di Diego Malaspina, in Miralat a proposito delle sua infanzia? Lui preferiva vestirsi da fatina, gli piacevano le bambole e tutti volevano farne un bambino “normale”. E quindi “normalmente” attivo in fioretti e in raffiche infinite di preghierine, inginocchiati sul tappeto davanti a un “… altare privato che comprendeva tutte le fotografie dei morti e i santini spediti dall’amica suora (della mamma – ndr), destinati a invadere, col tempo, l’intera casa”.
E scrive invece Malaspina a proposito delle contraddizioni che nascono nei sogni:
"Ognuno ha la sua Trinità. La mia era rappresentata da Cenerentola, Biancaneve e la Bella addormentata bel bosco. Quelle tre fiabe riassumevano il potere di tutte le altre fiabe e sapevo che Walt Disney la pensava come me, siamo sempre stati d'accordo noi due. Lui ha capito quello volevo e ci piacevano le stesse cose: notti di luna, scarpette di cristallo, scalinate di castelli, carrozze, addii. (...)
I veri principi sembrano disposti a tutto. Sono di un'inguaribile fedeltà, quindi si può farli aspettare cento anni, addormentati un castello diruto, mentre le siepi diventano boscaglia, i rovi abbracciano torri e le tele dei ragni si alzano come stendardi nelle sale vuote, qualche drago sbadiglia in attesa di duelli, e le spade arriveranno, prima o poi, scintillanti, a strappare serpi e rampicanti, a infrangere tutte le immobilità. C'è sempre qualcuno che pensa a te nelle fiabe. Anche se non hai fatto niente per meritartelo e stai lì come una cozza ad aspettare il futuro".
E non è contemporaneo il dispiacere del bambino Roberto Denti in Il ragazzo impegnato a crescere, quando ricorda la severità della mamma nel negargli la conoscenza di Giamburrasca? Non ci sono in quel divieto le paure dei genitori e il velato avviso, da parte del bambino sopravissuto e sorridente in lui, sul rischio che le paure dei grandi diventino controproducenti, quando iniziano a legare troppo le potenzialità dei figli invece di proteggerle per liberarle?
"A metà delle vacanze in colonia al mare, la mamma prendeva il treno e la domenica veniva a trovarmi, ma io mi sentivo abbandonato. La stessa sensazione che avevo a casa: l’impressione era che la nonna mi trattasse male e che desse sempre ragione a mio fratello che a scuola aveva ottimi voti. La mamma era severa e mi dette un grande dispiacere quando, avendo io chiesto di leggere Il giornalino di Giamburrasca, me lo negò, dicendomi che il protagonista del libro era un monello e che era troppo pericoloso per me conoscere le sue avventure. Secondo lei non avevo abbastanza buon senso per capire che quello che c’è scritto nei romanzi è pura fantasia e temeva che lo volessi imitare. Mi feci prestare il libro di Giamburrasca da un compagno di scuola e lo lessi di nascosto."
In L'estate del Lianto Antonio Faeti è invece alle prese con i fantasmi, le paure e le estasi della propria infanzia, in una Bologna abitata da strani personaggi: Esmeralda, figlia dello zingaro Barone, l'affarista Strigagni, l'avvocato Bertelli... Dice Giovanna Zoboli, fondatrice con Paolo Canton della casa editrice Topipittori:
"Credo che Antonio Faeti, grazie alla sua grande conoscenza dell’infanzia, sia riuscito a descrivere il mondo interiore di un sé stesso bambino nel quale è però possibile identificare un’esperienza universale. Infatti, nonostante la grande diversità, che rispecchia fedelmente la fisionomia specifica di chi racconta, in questi tre libri è possibile riscontrare alcune costanti dell’infanzia e dell’adolescenza, come l’attesa di eventi miracolosi, l’attitudine fantastica, lo spirito avventuroso, la paura dell’abbandono, il bisogno di giustizia, attenzione e rispetto, la fiducia e la speranza, la fragilità e, al contempo, la grande forza".
Quindi, ogni esperienza è unica, e vale la pena di essere raccontata. Ma, allo stesso tempo, l’infanzia e l’adolescenza hanno connotati comuni a tutte le esperienze. Connotati, bisogna dirlo, non sempre facili da accogliere. Dice ancora Giovanna Zoboli:
"Alcuni autori, prima di accettare di contribuire con un proprio testo alla collana, ci hanno chiesto se veramente avrebbero potuto raccontare lo sguardo autentico che avevano sulle cose, le persone, il mondo intorno a loro, quando erano piccoli, perché erano piuttosto dubbiosi che effettivamente in un libro per ragazzi potessero entrare punti di vista diversi da quelli che gli adulti spesso hanno su questa età che sublimano in visioni piuttosto edulcorate o semplicistiche o superficiali. La nostra risposta è stata, naturalmente, affermativa. Questa, infatti, come lei sottolinea, non è un’operazione nostalgia. Non ci interessano i bei tempi andati. Ragazzi e bambini hanno uno sguardo dirompente, esplosivo sull’ordine costituito del mondo adulto. Quello che ci interessa è che il racconto della grande ricchezza e complessità dell’esperienza infantile e adolescenziale, che rimangono a tutt’oggi età molto misteriose, nonostante i tanti saperi specialistici, emerga con tutta la forza e trovi spazio e ascolto".
Tra il 2009 e il 2010 usciranno nella stessa collana libri di Cesare Finzi, Luisa Mattia, Silvana D'Angelo e Giusi Quarenghi.
Miralat
Autore: Diego Malaspina
Edizione: Topipittori
Collana Gli anni in tasca
pag. 192
prezzo: 10 euro
L'estate del Lianto
Autore: Antoni Faeti
Edizione: Topipittori
Collana Gli anni in tasca
pag. 108
prezzo: 10 euro
Il ragazzo è impegnato a crescere
Autore: Roberto Denti
Edizione: Topipittori
Collana Gli anni in tasca
pag. 103
prezzo: 10 euro
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